GIORGIO: IL MENESTRELLO DELLA GIOIA

“Chiunque racconti la sua storia è un’artista ed io mi definisco un menestrello, un cantastorie”

Giorgio

Giorgio Prigioniero nasce nel 1980, a Campobasso e cresce a Petrella Tifernina, un piccolo borgo nei dintorni. La sua passione per la musica è precoce, dai suoi 7-8 anni e poi sviluppatasi. Inizia suonando in un gruppo con degli amici, studia la chitarra e impara poi autonomamente il pianoforte e l’organetto. Ad ora di professione è un artigiano con una grande passione per la musica che iniziava a trasformarsi in un lavoro, prima della pandemia.

La sua musica è un racconto, le sue canzoni sono storie, storie a trecentosessanta gradi, storie il cui fulcro è l’amore, a sua detta. Quello che fa Giorgio è mutare queste storie in forma di canzoni, celarle tra le note e le parole, quello che fa un’artista, nella sua opinione. Per farlo Giorgio si sente ispirato da qualcosa che non conosce, qualcosa che gli permette di comporre, gli permette di esprimersi, una musa sconosciuta, qualcosa di così intenso da portarlo a scrivere e quasi a non ricordare la sua composizione, il giorno dopo. Giorgio racconta. Lo faceva in: “Il Sole splende lo stesso”, dove parlava dell’emigrazione, dello “scappa scappa”, quando tutti scappano, ma il Sole continua a splendere. Un’indubbia allusione all’impoverimento graduale della sua terra, il Molise, che vede fuggire sempre più giovani in cerca di un futuro più proficuo, mentre è la terra ad assistere ad una graduale scomparsa di questo. Giorgio aveva trattato l’argomento con voluta sdrammatizzazione come è solito, con i motivi allegri e positivi dei suoi brani e i tratti ironici dei suoi testi. Giorgio rivela di aver deciso di non scappare e di restare a combattere al fianco di quella ricchezza che ha solo il proprio territorio di appartenenza e alla ricchezza di un mondo incontaminato e di natura. Lui pensa che siano iniziative come quella di Gioia Piena a poter ravvivare questa terra e che siano una concreta luce in fondo al tunnel: occasioni di divertimento, di crescita, di esperienze e di confronto, per tutti e specialmente per i giovani. Da questo la sua volontà di collaborare a questo progetto, portando con sé in contributo la cosa che più gli piace e che meglio gli riesce: la musica. Giorgio è l’autore del brano che ha rallegrato le giornate del festival di quest’estate. Un brano dai tratti vivaci e spensierati, resi dalla sua melodia di chitarre e trombe sprizzanti e dalle parole così sincere del testo. Giorgio ha riferito di avere avuto difficoltà nella composizione del brano in un primo momento. Aveva dinanzi una barriera che non gli permetteva di andare avanti e non riceveva i giusti impulsi che di solito lo orientano. La chiave però era tutta nell’esperienza, nel vivere e provare la realtà che stava raccontando: “Da dove vieni tu non ci credi, se non lo provi tu non lo vedi”, scrive infatti nelle prime righe. Rivela di essere stato lontano da realtà simili, dall’ambiente cristiano, prima di Gioia Piena e di aver scoperto d’un tratto un mondo tutto nuovo che gli ha aperto gli occhi e che gli ha permesso solo dopo di andare avanti liberamente nella creazione di questo inno, un inno alla Gioia, anzi, alla Gioia Piena.

Perché nessuno scritto, nessun dipinto, nessuna canzone esisterebbe se non si raccontasse qualcosa e niente esisterbbe nelle nostre memorie se qualcuno non lo raccontasse.

Emilio

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